Un ragazzo che non avrebbe dovuto nemmeno nascere è oggi l’atleta più famoso degli Stati Uniti d’America e si sta giocando la possibilità di disputare il Superbowl con i Denver Broncos. Gli appassionati di football americano ci perdoneranno se qui, più che delle sue doti tecniche, parleremo in modo particolare della sua storia personale che avrebbe potuto benissimo essere tratta da uno di quei film di Hollywood in cui l’eroe, dopo tante difficoltà, riesce ad avere successo mantenendosi fedele ai valori in cui ha sempre creduto.
Tim Tebow nasce nel 1987 nelle Filippine da genitori americani che stavano prestando la loro opera come missionari cristiani nell’arcipelago asiatico. Durante la gravidanza, sua madre Pamela, a causa di un virus presente nell’acqua che aveva bevuto, contrasse una grave forma di infezione che la fece entrare in coma. Una volta ricoverata in ospedale i medici riuscirono a risvegliarla usando dei farmaci molto forti che continuò ad assumere fino a quando il virus non fu debellato. Dopo la sospensione della cura i medici le comunicarono però che gli antibiotici usati avevano causato un distacco della placenta, privando così il feto di ossigeno e nutrimento, e le consigliarono di interrompere la gravidanza dato che c’erano molte possibilità che il bambino nascesse già morto.
Pamela ricorda che la decisione di non dare ascolto ai medici le venne dalla sua fede: «Loro pensavano che dovessi abortire per salvare la mia vita nonostante fossi già al settimo mese di gravidanza. Eravamo molto afflitti, allora mio marito – che era un pastore battista – pregò il Signore dicendogli che, se aveva voluto donarci un figlio, allora avrebbe dovuto darci la possibilità di farlo crescere». La famiglia Tebow decise così di recarsi nella città di Manila per ricevere cure migliori e nei successivi due mesi attese, pregando, di conoscere il destino di Tim e di sua madre.
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