Torniamo nuovamente ad occuparci dei caucuses in Iowa soffermandoci più da vicino sull’analisi del voto repubblicano.
Per prima cosa i vincitori sono due: Mitt Romney e Rick Santorum non soltanto per i solo otto voti di differenza ma perché entrambi, grazie al metodo proporzionale, dovrebbero ottenere 11 delegati.
Ma andiamo a vedere in che modo si è divisa la galassia conservatrice dell’Iowa.
Rispetto al 2008 non ci sono state grandi differenze fra i gruppi demografici che si sono recati a votare tranne un’aumento considerevole degli indipendenti passati dal 13% di quattro anni fa al 23% di ieri.
Indipendenti che hanno fatto confluire il proprio voto soprattutto verso Ron Paul (43%) mentre solo il 19% ha preferito Mitt Romney e il 13% Santorum.
La partecipazione giovanile è restata sostanzialmente immutata (dall’11% siamo passati al 15%) e questo è andato ad incidere negativamente sul risultato di Ron Paul che, sulla mobilitazione di questa fascia di elettorato, aveva puntato molto (se non tutto) durante la sua campagna elettorale. Nonostante infatti ben il 48% dei giovani abbia scelto il “dottore” l’affluenza non proprio esaltante non ha permesso a Paul di insidiare i due vincitori.
Santorum è stato votato da chi riteneva che l’aborto fosse la questione principale della campagna elettorale (58%), da chi si definiva molto conservatore (35%), dagli evangelici (32%), dai sostenitori dei Tea Party (29%), dalle donne (27%) e più in generale dalla middle-class dell’Iowa dato che riesce ad ottenere maggiori consensi fra chi ha un reddito medio-alto e coloro che sono nella fascia d’età dai trenta ai sessanta anni.
Romney invece ha ricevuto più supporto dagli ultra-sessantenni (33%) da chi dichiara un reddito superiore ai 100.000 dollari (36%), da chi si definisce un moderato (38%), da chi ritiene che l’economia sia l’argomento più importante (33%) ma soprattutto è stato votato perché il 48% degli elettori lo rietine il candidato con più possibilità di sconfiggere Barack Obama.
Fra gli elettori del partito Repubblicano Santorum ottiene il 29%, Romney il 27% e Paul il 14%.
Romney mantiene sostanzialmente lo stesso elettorato che lo aveva votato nel 2008 e l’unica differenza rispetto ad allora è che il resto del voto si è spezzettato fra tutti gli altri candidati. Chi quattro anni fa aveva votato per Huckabee non ha riversato il proprio sostegno solo su Santorum ma anche sulla Bachmann, su Newt Gingrich, e su Rick Perry.
Romney inoltre non ha avuto nessun avversario alla sua “sinistra” mentre nel 2008 gli elettori potevano scegliere anche fra McCain e Giuliani.
Sintetizzando il vantaggio principale di Romney è stata la debolezza dei propri avversari.



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